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Disabilità e Musicoterapia: uno strumento educativo, terapeutico e di socializzazione

Disabilità e Musicoterapia, uno strumento educativo, terapeutico e di socializzazione

Oggi con la Dott.ssa Giovanna Pisano, educatrice e musicoterapista parleremo di disabilità e musicoterapia, come strumento educativo, terapeutico e di socializzazione.

Dott.ssa Pisano, ci spieghi perché la musicoterapia ha assunto oggi un particolare interesse nella relazione di cura e di aiuto?

Fra i differenti approcci a disposizione di chi opera nella relazione d’aiuto, la musicoterapia riveste particolare interesse, in virtù tanto della specificità metodologica che ne caratterizza l’identità, quanto delle sue numerose opportunità di applicazione.

La specificità è individuabile nell’utilizzo, all’interno dello spazio-tempo protetto del setting, del linguaggio sonoro-musicale quale mediatore fra operatore e utente/paziente, in un contesto che riconosce al non verbale la capacità di farsi portatore privilegiato di urgenze espressive e istanze comunicative.

Per ciò che attiene agli ambiti di applicazione, gli interventi abbracciano finalità e valenze molto differenti: da preventiva, rieducativa o di socializzazione a riabilitativa o terapeutica; accomunate tutte dalla scoperta della creatività quale libera dichiarazione di sé e potenziale di sviluppo.

Ci faccia un esempio pratico, come funziona una sessione di musicoterapia con una persona o un gruppo di persone che vivono una disabilità?

Soffermiamoci in particolare sulla musicoterapia applicata a persone che vivono una disabilita intellettiva, cognitiva e relazionale.  Molte sono le esperienze praticabili, ma ci limiteremo a presentarne due esemplificative di quanto questo strumento possa integrare altri tipi di intervento, rafforzandone l’efficacia o ponendosi nei loro confronti come valore aggiunto.

Proviamo a pensare a soggetti con una disabilità mentale medio-grave, con un linguaggio verbale compromesso in maniera consistente, se non del tutto assente. In questi casi, una proposta possibile è l’ascolto di brani in gruppo, seguito dalla consegna di esprimere l’emozione suscitata dalla musica deponendo a turno, al centro del cerchio, delle stoffe scelte da un inventario variamente colorato. Il puzzle di tessuti così composto si configura chiaramente come sintesi e rappresentazione analogica dei vissuti esperiti dal gruppo, restituiti dai soggetti in modo spontaneo, laddove il verbale li avrebbe disabilitati a farlo.

Inoltre, durante l’ascolto il linguaggio della musica, che supera le barriere della parola e della razionalità, è in grado di contattare e interpellare in maniera immediata la parte più profonda di ciascuno. Nella sua universalità raggiunge tutti in maniera equa e senza distinzioni di sorta.

Dunque la musica come strumento di accessibilità e inclusività

Esattamente. Il principio cardine dell’accessibilità e inclusività implica la volontà di predisporre intenzionalmente condizioni per una partecipazione alla pari mai escludente. Anche la persona con una disabilità cognitiva grave conserva intatta la facoltà di esprimere il proprio mondo interno, mobilitando quella preziosissima risorsa che definiamo “Sé Espressivo”, purché gli si diano modi per farlo.

Si parla anche di musicoterapia attiva, può spiegarci di cosa si tratta?

Ricorrendo anche in questo caso a un esempio pratico, un’attività utile e accattivante è costituita dai giochi ritmici. Si tratta di esercizi che richiedono ai soggetti, sempre in gruppo, di muovere gli arti in maniera coordinata o maneggiare strumenti sonori seguendo un ritmo. Un vero e proprio allenamento sensoriale in chiave di animazione clinica o, volendo pensare un percorso continuo nel tempo, di abilitazione e riabilitazione di funzioni evolutive inficiate quali il linguaggio, il controllo dei movimenti, il pensiero.

Tutti i sensi vengono sollecitati: la vista dal colore, forma e dimensioni degli oggetti, il tatto dall’apprezzamento nella manipolazione della differenza fra liscio e ruvido, caldo e freddo, l’“intelligenza del movimento” dal corpo in azione. Ma soprattutto,  il senso dello stare fra altre persone, se è vero che il recupero relazionale si pone come prioritario.

Lei indica che la musicoterapia è un intervento strutturato e multidimensionale, può chiarirci meglio cosa s’intenda?

La specificità di un intervento e la sua adeguatezza allo scopo sono evidentemente riconducibili alla consapevolezza che il corpo ha una sua via di apprendimento diversa da quella della mente. Una via di sperimentazione e coinvolgimento globale di dimensioni della persona che possiamo valorizzare solo a patto di considerarle interconnesse. Sottolineerei inoltre il potere del gioco e dell’imitazione come spinta all’azione, l’uno per la capacità di motivare alla partecipazione, l’altro per il principio del destarsi all’agire degli altri attivandosi a propria volta. Ecco allora che la musicoterapia in questa veste risveglia i sensi sopiti, favorisce la percezione della propria realtà fisico – corporea, sollecita il linguaggio, promuove l’orientamento nel qui ed ora, affina abilità di concentrazione e attenzione al contesto sociale, esercita la dimensione del dare e ricevere, fornisce un rispecchiamento abilitante.

Chiaramente le esperienze presentate non sono da intendersi come indicazioni prescrittive, ma piuttosto suggestioni rielaborabili e suscettibili di variazioni sul tema. Il lavoro con le persone che vivono una disabilita intellettiva, cognitiva e relazionale non si accontenta di cassette degli attrezzi e facili copia e incolla, ma pretende pensabilità, flessibilità, personalizzazione, conoscenza profonda dell’individuo o gruppo col quale interagire.

In ultimo una considerazione che riguarda il ruolo dell’operatore. Nessuna tecnica, neanche la più accreditata, può sostituire il suo apporto personale. Se ogni relazione è unica spendersi generosamente e prestarsi all’altro per quello che si è l’unica via percorribile per un rapporto vero e fecondo.

Giovanna Pisano

Giovanna Pisano è un’educatrice e musicoterapista con oltre 15 anni di esperienza. Laureata in scienze dell’Educazione, ha lavorato presso diverse cooperative sia nell’assistenza specialistica scolastica e progetti di musicoterapia. Attualmente, sta conseguendo la specializzazione per l’attività di sostegno didattico per gli studenti delle superiori.

Suggerimenti Bibliografici per Disabilità e Musicoterapia: uno strumento educativo, terapeutico e di socializzazione

N. Cattich, G. Saglio, L’oltre e l’altro. Arte come terapia, Priuli e Verlucca https://www.niccolocattich.com/

S. Centonze (a cura di), Manuale di Arti Terapie. Premesse, definizioni, applicazioni e casi clinici, Edizioni Circolo Virtuoso https://issuu.com/edizionicircolovirtuoso/docs/manuale_arti_terapie_cartaceo-demo

C. Tappa, Giochi ritmici e attività creative per la riabilitazione sensoriale e cognitiva dell’Handicap, Edizioni Circolo Virtuoso https://www.lafeltrinelli.it/libri/christian-tappa/giochi-ritmici-ed-attivita-creative/9788897521662

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